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Il giorno del giudizio
di Falaride
6 marzo 2011 - Quando ero giovane, nella mia Agrigento, mi ero fatto costruire un grande animale di metallo. Ogni tanto, quando mi facevano incazzare, infilavo i miei nemici dentro la pancia dell’animale.
Chiudevo e accendevo un bel fuoco proprio sotto la stessa pancia. Vi lascio immaginare le grida!
Oggi non lo posso più fare. Anche se, detto tra noi, i politici siciliani mi fanno tanto rimpiangere il mio vecchio toro. Però mi devo accontentare soltanto di un fuoco metaforico. E di qualche giudizio. Meglio di niente.
Caterina Chinnici e Sebastiano Missineo. Promozioni a iosa nonostante il “no” della Cassazione
La vicenda l’abbiamo raccontata sul nostro giornale on line. E’ la storia di 400 funzionari direttivi dell’assessorato regionale ai Beni culturali che, in barba alla Cassazione, vogliono a tutti i costi diventare dirigenti. Ci provano da anni. E da anni sbattono la testa al muro. Si tratta, a quanto pare, di personaggi di alto rango: parenti stretti politici di primo piano e di alti magistrati. Gente che, in Sicilia, è abituata, da sempre, a saltare tutti i ‘turni’ e tutte le ‘file’. E forse è per questo che due assessori regionali – Sebastiano Missineo (Beni culturali) e Caterina Chinnici (Funzione pubblica) – si sono presi ‘a cuore’ questa squallida operazione di clientelismo. I due, a quanto si dice, starebbero mettendo a punto un disegno di legge ad hoc. Un provvedimento che, dopo essere approvato dall’Ars, verrà senza dubbio ‘impugnato – non sappiamo se per la quinta o la sesta volta consecutiva – dal commissario dello Stato. Che questa cosa la faccia Missineo, messo ai Beni culturali per amministrare clientele, lo possiamo pure capire. Ma che a patrocinarlo sia anche la Chinnici, che nella vita fa il magistrato, ci lascia di stucco.
Giudizio: pessimo
Cisl. Così si ridicolizza la Regione siciliana
Tutto ci saremmo aspettati, ma non che ad appoggiare questi 400 funzionari direttivi altolocati ci fosse, niente poco di meno, che la Cisl siciliana. Anche questo particolare ci lascia di stucco. La Cisl – la Cisl siciliana che abbiamo conosciuto noi negli anni ’70, negli anni ’80 e negli anni ’90 del secolo scorso – associava lavoratori veri, gente che arrivava dal popolo con la ‘P’ maiuscola. Certo, i compromessi si facevano anche allora. Ma non si scendeva sotto certi limiti. E, soprattutto, non si metteva un’organizzazione sindacale come la Cisl al servizio di figli e parenti di politici, magistrati e altri pezzi da novanta. La forza della Cisl è sempre stata la sua dimensione popolare e non certo il clientelismo di alto bordo. Cari signori della Cisl, a parte gli aspetti poco edificanti di questa vostra ‘battaglia’, a parte la sentenza della Cassazione che ha detto “no” a queste 400 promozioni, vi ricordiamo che la Regione siciliana ha già 2 mila e 200 dirigenti. Ovvero il più alto numero di dirigenti tra le venti regioni italiane. Voi ora chiedete altre 400 promozioni. Volete veramente che la Regione siciliana faccia ridere tutta l’Italia?
Giudizio: scarso
Gesualdo Campo. Alias l’architetto giureconsulto (o quasi)
L’attuale dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali, Gesualdo Campo, è un personaggio decisamente ‘creativo’. Qualche mese fa si è dichiarato favorevole alla sanatoria edilizia lungo le coste della Sicilia: cosa, questa, che la dice lunga sulla ‘qualità’ del personale che oggi è chiamato ad occupare ruoli centrali nell’amministrazione pubblica della nostra Isola. Qualche giorno fa, l’architetto-giurista dei beni culturali della Sicilia ci ha ‘illuminato’ con una nuova teoria, spiegandoci che le sentenze della Cassazione a sezioni separate non farebbero giurisprudenza (così almeno leggiamo su un comunicato diffuso dai Cobas della Regione). Frase che Campo avrebbe pronunciato nel corso di un incontro durante il quale ha rimproverato all’amministrazione regionale di non aver ‘trasformato’ in dirigenti regionali i 400 funzionari direttivi del dipartimento dei beni culturali. Per Campo, insomma, il pronunciamento della Cassazione, che si oppone alle promozioni dei 400 funzionari, non farebbe testo. Anzi, pardon: non farebbe giurisprudenza…
Giudizio: pessimo
Giovanni Bologna. Alti burocrati regionali, ogni tanto se ne salva qualcuno
Ci capita spesso di leggere giudizi poco lusinghieri sugli alti burocrati della Regione siciliana. Non tutti, però, nell’amministrazione pubblica della nostra Isola la pensano come Campo. E’ il caso del dirigente generale del dipartimento regionale della Funzione pubblica, Giovanni Bologna, che, nell’incredibile vicenda dei 400 funzionari direttivi che debbono essere promossi dirigenti ad ogni costo perché imparentati con gente importante, ha detto a chiare lettere che, fino ad oggi, l’amministrazione regionale ha applicato la legge. Nel rispetto – tra l’altro – di un pronunciamento della Cassazione. Che – ci dispiace per Campo – fa giurisprudenza. Nella nostra Regione, in tanti anni, ne abbiamo visto di tutti i colori. Soprattutto in materia di personale e di promozioni. Come dimenticare la legge 10 del 2000, che regalò il titolo di dirigenti regionali a migliaia di dipendenti? Oggi prendiamo atto – e ne siamo felici –che ai vertici dell’amministrazione pubblica della Regione c’è anche chi, legge (e sentenze della Suprema Corte) alla mano, sa dire anche di “no” a chi chiede l’impossibile.
Giudizio: ottimo
Mario Centorrino. Soldi al Cnr e addio addizionalità
Ricordate il ritornello di una pubblicità di qualche lustro addietro? “Cimabue, Cimabue, fai una cosa e ne sbagli due”. Ebbene, abbiamo la netta sensazione che l’attuale assessore alla Formazione professionale, Mario Centorrino, cominci a somigliare pericolosamente a Cimabue. Non sappiamo, infatti, se di cose ne fa una o tante: ma sappiamo che ne ha già sbagliate due. Non solo si tiene nel cassetto importanti bandi, ma adesso si mette pure a elargire le risorse del Fondo sociale europeo (Fse) al Consiglio nazionale per le ricerche (Cnr). Lo confessiamo: all’inizio avevamo pensato che, con i fondi europei, il Cnr avrebbe aiutato i giovani siciliani a entrare nel mondo del lavoro. Poi, però, abbiamo scoperto che il Cnr utilizzerà le risorse Fse per finalità proprie. Detto in altre parole, i fondi europei serviranno al Cnr per sostituire i soldi che il governo nazionale gli ha tolto. Con le risorse che l’Europa destina al Sud del nostro Paese – che dovrebbero ‘addizionarsi’ ai fondi ordinari dello Stato – paghiamo invece quello che dovrebbe pagare lo stesso Stato non alla Sicilia ma, addirittura, al Cnr! Una follia. Assessore Centorrino, dia retta a noi: ci levi mano.
Giudizio: pessimo
Roberto Maroni. Affari 1/ Se al ministro piace il nucleare
A quanto pare, il governo Berlusconi ha paura del voto degli italiani. Soprattutto se chiamati a pronunciarsi con il referendum, sul ritorno al nucleare. Così il ministro degli Interni, Roberto Maroni, vorrebbe far celebrare i referendum il 12 giugno, a scuole chiuse. Cosa, questa, che incentiverebbe i cittadini a prendersi una vacanza. L’obiettivo del governo nazionale è quello di evitare che si raggiunga il quorum. Come è noto, si tratta dell’ultima data consentita dalla legge (che prevede che i referendum si svolgano tra il 15 aprile e il 15 giugno), altrimenti avremmo potuto anche rischiare di dover andare a votare a Ferragosto. Non è certo questa la sede per illustrare i pro e i contro del possibile (ma secondo noi improbabile) ritorno all’energia nucleare in Italia. Quello che possiamo dire è che chi, oggi, vuole il ritorno al nucleare – governo Berlusconi in testa – non lo fa per dotare l’Italia di energia nucleare, ma per fare affari con la realizzazione delle centrali nucleari. E’ lo stesso discorso dei due rigassificatori da realizzare in Sicilia: non servono ai siciliani, ma a chi deve realizzarli (e ai politici che ci ‘mangeranno’ su, come si diceva un tempo).
Giudizio: pessimo
Titti Bufardeci. Affari 2/ La Forza del Sud? Il rigassificatore…
Il parlamentare regionale di Forza del Sud, Giovambattista Bufardeci, detto Titti, è una persona intelligente. E da persona intelligente dovrebbe avere il coraggio di dire perché il suo partito è favorevole alla realizzazione del rigassificatore nell’area di Priolo e Melilli. E quando diciamo il suo partito ci riferiamo, ovviamente, al suo ‘capo’, Gianfranco Miccichè. Ricordando che anche la signora ministra, Stefania Prestigiacomo, che fa ancora parte del Pdl, è un’altra sponsor di questo grande affare. Leggiamo che a Taranto un esponente di primo piano del Pdl locale, Gianfranco Chiarelli, si è battuto contro la realizzazione del rigassificatore. Che, infatti, è stato ‘bocciato’ con la motivazione che un’area industriale già inquinata come quella tarantina non può tollerare un rigassificatore. Priolo e Melilli sono più inquinate di Taranto. Ma Bufardeci e i suoi degni compari il rigassificatore lo vogliono lo stesso. Bufardeci, Miccichè e la Prestigiacomo devono avere il coraggio di dire che a loro interessa non il gas da stoccare, ma l’affare relativo alla realizzazione dell’impianto. Del resto, non sono forse esponenti del partito degli affari per antonomasia?
Giudizio: pessimo
Gianfranco Miccichè. La Sicilia è bella facciamola più bella…
Qualche giorno fa Gianfranco Miccichè ci ha anticipato quale sarà il suo programma elettorale per le prossime elezioni regionali. Dove, neanche a dirlo, si candiderà alla guida della Sicilia, magari con dietro tutto il centrodestra che, per l’occasione, si dovrebbe riunificate. A Miccichè non piacciono i tanti “no” che la burocrazia esprime sui progetti di sviluppo. Nemmeno a noi piacciono i “no” allo sviluppo economico. A patto che si tratti di “no” a progetti che non distruggono l’ambiente nel nome dell’occupazione e, appunto, dello sviluppo. La nostra sensazione è che Forza del Sud – il partito fondato da Miccichè – stia inviando alla Sicilia messaggi un po’ equivoci. Della serie: venite con noi che, nel nome dello sviluppo, vi faremo fare tutto. Non vorremmo sbagliarci, ma avendo vissuto quegli anni, abbiamo la sensazione che, nella nostra Isola, si torni a respirare un clima stile 1994, quando tanti soggetti, come dire?, un po’ particolari si avvicinavano a Forza Italia pensando di avere in cambio chissà che. E’ un dubbio, per carità. Legittimo, però, come tutti i dubbi.
Giudizio: mediocre
Chiudevo e accendevo un bel fuoco proprio sotto la stessa pancia. Vi lascio immaginare le grida!
Oggi non lo posso più fare. Anche se, detto tra noi, i politici siciliani mi fanno tanto rimpiangere il mio vecchio toro. Però mi devo accontentare soltanto di un fuoco metaforico. E di qualche giudizio. Meglio di niente.
La vicenda l’abbiamo raccontata sul nostro giornale on line. E’ la storia di 400 funzionari direttivi dell’assessorato regionale ai Beni culturali che, in barba alla Cassazione, vogliono a tutti i costi diventare dirigenti. Ci provano da anni. E da anni sbattono la testa al muro. Si tratta, a quanto pare, di personaggi di alto rango: parenti stretti politici di primo piano e di alti magistrati. Gente che, in Sicilia, è abituata, da sempre, a saltare tutti i ‘turni’ e tutte le ‘file’. E forse è per questo che due assessori regionali – Sebastiano Missineo (Beni culturali) e Caterina Chinnici (Funzione pubblica) – si sono presi ‘a cuore’ questa squallida operazione di clientelismo. I due, a quanto si dice, starebbero mettendo a punto un disegno di legge ad hoc. Un provvedimento che, dopo essere approvato dall’Ars, verrà senza dubbio ‘impugnato – non sappiamo se per la quinta o la sesta volta consecutiva – dal commissario dello Stato. Che questa cosa la faccia Missineo, messo ai Beni culturali per amministrare clientele, lo possiamo pure capire. Ma che a patrocinarlo sia anche la Chinnici, che nella vita fa il magistrato, ci lascia di stucco.
Giudizio: pessimo
Tutto ci saremmo aspettati, ma non che ad appoggiare questi 400 funzionari direttivi altolocati ci fosse, niente poco di meno, che la Cisl siciliana. Anche questo particolare ci lascia di stucco. La Cisl – la Cisl siciliana che abbiamo conosciuto noi negli anni ’70, negli anni ’80 e negli anni ’90 del secolo scorso – associava lavoratori veri, gente che arrivava dal popolo con la ‘P’ maiuscola. Certo, i compromessi si facevano anche allora. Ma non si scendeva sotto certi limiti. E, soprattutto, non si metteva un’organizzazione sindacale come la Cisl al servizio di figli e parenti di politici, magistrati e altri pezzi da novanta. La forza della Cisl è sempre stata la sua dimensione popolare e non certo il clientelismo di alto bordo. Cari signori della Cisl, a parte gli aspetti poco edificanti di questa vostra ‘battaglia’, a parte la sentenza della Cassazione che ha detto “no” a queste 400 promozioni, vi ricordiamo che la Regione siciliana ha già 2 mila e 200 dirigenti. Ovvero il più alto numero di dirigenti tra le venti regioni italiane. Voi ora chiedete altre 400 promozioni. Volete veramente che la Regione siciliana faccia ridere tutta l’Italia?
Giudizio: scarso
L’attuale dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali, Gesualdo Campo, è un personaggio decisamente ‘creativo’. Qualche mese fa si è dichiarato favorevole alla sanatoria edilizia lungo le coste della Sicilia: cosa, questa, che la dice lunga sulla ‘qualità’ del personale che oggi è chiamato ad occupare ruoli centrali nell’amministrazione pubblica della nostra Isola. Qualche giorno fa, l’architetto-giurista dei beni culturali della Sicilia ci ha ‘illuminato’ con una nuova teoria, spiegandoci che le sentenze della Cassazione a sezioni separate non farebbero giurisprudenza (così almeno leggiamo su un comunicato diffuso dai Cobas della Regione). Frase che Campo avrebbe pronunciato nel corso di un incontro durante il quale ha rimproverato all’amministrazione regionale di non aver ‘trasformato’ in dirigenti regionali i 400 funzionari direttivi del dipartimento dei beni culturali. Per Campo, insomma, il pronunciamento della Cassazione, che si oppone alle promozioni dei 400 funzionari, non farebbe testo. Anzi, pardon: non farebbe giurisprudenza…
Giudizio: pessimo
Ci capita spesso di leggere giudizi poco lusinghieri sugli alti burocrati della Regione siciliana. Non tutti, però, nell’amministrazione pubblica della nostra Isola la pensano come Campo. E’ il caso del dirigente generale del dipartimento regionale della Funzione pubblica, Giovanni Bologna, che, nell’incredibile vicenda dei 400 funzionari direttivi che debbono essere promossi dirigenti ad ogni costo perché imparentati con gente importante, ha detto a chiare lettere che, fino ad oggi, l’amministrazione regionale ha applicato la legge. Nel rispetto – tra l’altro – di un pronunciamento della Cassazione. Che – ci dispiace per Campo – fa giurisprudenza. Nella nostra Regione, in tanti anni, ne abbiamo visto di tutti i colori. Soprattutto in materia di personale e di promozioni. Come dimenticare la legge 10 del 2000, che regalò il titolo di dirigenti regionali a migliaia di dipendenti? Oggi prendiamo atto – e ne siamo felici –che ai vertici dell’amministrazione pubblica della Regione c’è anche chi, legge (e sentenze della Suprema Corte) alla mano, sa dire anche di “no” a chi chiede l’impossibile.
Giudizio: ottimo
Ricordate il ritornello di una pubblicità di qualche lustro addietro? “Cimabue, Cimabue, fai una cosa e ne sbagli due”. Ebbene, abbiamo la netta sensazione che l’attuale assessore alla Formazione professionale, Mario Centorrino, cominci a somigliare pericolosamente a Cimabue. Non sappiamo, infatti, se di cose ne fa una o tante: ma sappiamo che ne ha già sbagliate due. Non solo si tiene nel cassetto importanti bandi, ma adesso si mette pure a elargire le risorse del Fondo sociale europeo (Fse) al Consiglio nazionale per le ricerche (Cnr). Lo confessiamo: all’inizio avevamo pensato che, con i fondi europei, il Cnr avrebbe aiutato i giovani siciliani a entrare nel mondo del lavoro. Poi, però, abbiamo scoperto che il Cnr utilizzerà le risorse Fse per finalità proprie. Detto in altre parole, i fondi europei serviranno al Cnr per sostituire i soldi che il governo nazionale gli ha tolto. Con le risorse che l’Europa destina al Sud del nostro Paese – che dovrebbero ‘addizionarsi’ ai fondi ordinari dello Stato – paghiamo invece quello che dovrebbe pagare lo stesso Stato non alla Sicilia ma, addirittura, al Cnr! Una follia. Assessore Centorrino, dia retta a noi: ci levi mano.
Giudizio: pessimo
A quanto pare, il governo Berlusconi ha paura del voto degli italiani. Soprattutto se chiamati a pronunciarsi con il referendum, sul ritorno al nucleare. Così il ministro degli Interni, Roberto Maroni, vorrebbe far celebrare i referendum il 12 giugno, a scuole chiuse. Cosa, questa, che incentiverebbe i cittadini a prendersi una vacanza. L’obiettivo del governo nazionale è quello di evitare che si raggiunga il quorum. Come è noto, si tratta dell’ultima data consentita dalla legge (che prevede che i referendum si svolgano tra il 15 aprile e il 15 giugno), altrimenti avremmo potuto anche rischiare di dover andare a votare a Ferragosto. Non è certo questa la sede per illustrare i pro e i contro del possibile (ma secondo noi improbabile) ritorno all’energia nucleare in Italia. Quello che possiamo dire è che chi, oggi, vuole il ritorno al nucleare – governo Berlusconi in testa – non lo fa per dotare l’Italia di energia nucleare, ma per fare affari con la realizzazione delle centrali nucleari. E’ lo stesso discorso dei due rigassificatori da realizzare in Sicilia: non servono ai siciliani, ma a chi deve realizzarli (e ai politici che ci ‘mangeranno’ su, come si diceva un tempo).
Giudizio: pessimo
Il parlamentare regionale di Forza del Sud, Giovambattista Bufardeci, detto Titti, è una persona intelligente. E da persona intelligente dovrebbe avere il coraggio di dire perché il suo partito è favorevole alla realizzazione del rigassificatore nell’area di Priolo e Melilli. E quando diciamo il suo partito ci riferiamo, ovviamente, al suo ‘capo’, Gianfranco Miccichè. Ricordando che anche la signora ministra, Stefania Prestigiacomo, che fa ancora parte del Pdl, è un’altra sponsor di questo grande affare. Leggiamo che a Taranto un esponente di primo piano del Pdl locale, Gianfranco Chiarelli, si è battuto contro la realizzazione del rigassificatore. Che, infatti, è stato ‘bocciato’ con la motivazione che un’area industriale già inquinata come quella tarantina non può tollerare un rigassificatore. Priolo e Melilli sono più inquinate di Taranto. Ma Bufardeci e i suoi degni compari il rigassificatore lo vogliono lo stesso. Bufardeci, Miccichè e la Prestigiacomo devono avere il coraggio di dire che a loro interessa non il gas da stoccare, ma l’affare relativo alla realizzazione dell’impianto. Del resto, non sono forse esponenti del partito degli affari per antonomasia?
Giudizio: pessimo
Qualche giorno fa Gianfranco Miccichè ci ha anticipato quale sarà il suo programma elettorale per le prossime elezioni regionali. Dove, neanche a dirlo, si candiderà alla guida della Sicilia, magari con dietro tutto il centrodestra che, per l’occasione, si dovrebbe riunificate. A Miccichè non piacciono i tanti “no” che la burocrazia esprime sui progetti di sviluppo. Nemmeno a noi piacciono i “no” allo sviluppo economico. A patto che si tratti di “no” a progetti che non distruggono l’ambiente nel nome dell’occupazione e, appunto, dello sviluppo. La nostra sensazione è che Forza del Sud – il partito fondato da Miccichè – stia inviando alla Sicilia messaggi un po’ equivoci. Della serie: venite con noi che, nel nome dello sviluppo, vi faremo fare tutto. Non vorremmo sbagliarci, ma avendo vissuto quegli anni, abbiamo la sensazione che, nella nostra Isola, si torni a respirare un clima stile 1994, quando tanti soggetti, come dire?, un po’ particolari si avvicinavano a Forza Italia pensando di avere in cambio chissà che. E’ un dubbio, per carità. Legittimo, però, come tutti i dubbi.
Giudizio: mediocre